Filo conduttore
La valigia delle vacanze entra in classe.
L’idea è partire da ciò che i bambini hanno realmente visto, vissuto o ascoltato durante l’estate e trasformarlo in una mappa: prima personale, poi collettiva e infine geografica. La filastrocca diventa il ponte fra esperienza e conoscenza.
Libro da utilizzare
A settembre non apriamo subito il libro di geografia: apriamo le valigie!
dalle vacanze dei bambini alle regioni italiane, passando per le filastrocche.
Quando si ritorna a scuola, dopo le vacanze estive, c’è una domanda che prima o poi arriva sempre:
“Dove sei stato in vacanza?”
Qualcuno ha ancora addosso il segno del costume. Qualcuno racconta di una montagna, di un campeggio, di una città vista per la prima volta. Qualcuno ricorda un castello, una spiaggia, un cibo mai assaggiato. Qualcuno ha fatto un viaggio lungo, qualcun altro è rimasto vicino a casa.
E poi c’è chi non è partito.
Ed è proprio qui che, secondo me, può cominciare un lavoro molto bello.
Perché non serve aver attraversato l’Italia per viaggiare.
A volte basta ascoltare il racconto di un compagno, guardare una fotografia, trovare un nome sulla carta geografica. Oppure incontrare una filastrocca capace di far nascere una domanda.
È da qui che nasce la mia proposta didattica di Back to School:
usare le filastrocche delle regioni italiane per trasformare i ricordi delle vacanze in una mappa vivente dell’Italia.
La filastrocca, infatti, non la vedo come il punto di arrivo, la vedo come una porta. Una porta che si apre e dietro la quale si possono trovare luoghi, persone, paesaggi, animali, cibi, monumenti, parole curiose e tante domande.
Esplorare prima di studiare: le regioni si raccontano ai bambini
Nelle mie esperienze a scuola ho sempre pensato che una conoscenza nuova funzionasse meglio quando aveva qualcosa a cui agganciarsi.
Una parola conosciuta.
Un ricordo.
Un'immagine.
Una stranezza.
Una domanda nata quasi per caso.
Per questo trovo particolarmente adatta alle prime settimane di scuola l'idea di partire dalle regioni che i bambini hanno incontrato durante l'estate.
Non è necessario che abbiano imparato qualcosa su quelle regioni.
Anzi.
È molto più interessante cominciare da quello che pensano di sapere.
“Ci sono stato.”
“Ho mangiato questa cosa.”
“Ho visto il mare.”
“Abitava lì la nonna.”
“Abbiamo visitato una città.”
“Non ci sono mai stato, ma mio cugino sì.”
E da lì cominciare a cercare.
Nelle filastrocche della Filastroccheria ho inserito proprio questo tipo di appigli: personaggi e immagini che ricordano la forma della regione, capoluoghi, luoghi, cibi, paesaggi e curiosità. La Lombardia, per esempio, viene trasformata in un elefante e porta subito a Milano, al Duomo e ai laghi. La Puglia diventa invece una gatta che passeggia sul “tacco dello stivale” e conduce a Bari e al suo lungomare.
PER I PIU' PICCINI (dalla prima alla quarta)
1. La valigia entra in classe
Ogni bambino può raccontare brevemente un luogo visitato.
Non serve una lunga esposizione: bastano una parola, una località, un'immagine, un oggetto, un ricordo.
L'insegnante raccoglie alla lavagna i nomi dei luoghi che emergono.
Poi arriva la domanda:
“Ma tutti questi posti dove si trovano?”
E la cartina dell'Italia entra finalmente in gioco.
Si può lavorare tutti insieme, oppure consegnare ai bambini piccoli cartellini con i nomi delle località da collocare.
L'obiettivo, in questa fase, non è imparare le venti regioni.
È cominciare a vedere l'Italia come un territorio reale, fatto di luoghi che possono avere già un significato per qualcuno.
2. Dalla regione alla filastrocca
A questo punto è possibile scegliere una delle regioni nominate dai bambini e leggere la relativa filastrocca.
Prima ancora di spiegare qualcosa, si può chiedere:
“Che cosa avete scoperto ascoltandola?”
E qui può succedere di tutto...
Un bambino riconosce un luogo. Un altro nota una parola strana. Un altro ancora si accorge che il personaggio rappresentato assomiglia alla forma della regione.
Ed è proprio questo il momento più interessante.
3. La caccia alle parole
Leggiamo una seconda volta la filastrocca e andiamo a caccia delle parole importanti.
Per i più piccoli si possono cerchiare o sottolineare insieme.
Per esempio, nella filastrocca del Lazio incontriamo Nautilus, Roma, capitale, maritozzo, Gianicolo.
Non è necessario spiegare tutto subito.
Anzi, alcune parole è meglio lasciarle lì, un po' misteriose.
Perché il mistero genera domande.
Cos'è il Gianicolo?
Perché Roma è la capitale?
Che cos'è il Nautilus?
Che dolce è il maritozzo?
Ed ecco che una filastrocca di poche righe può diventare un piccolo contenitore di ricerche.
Un'attività che piace molto ai bambini: “Trova l'indizio”
Qui entrano in gioco anche le illustrazioni originali del libro.
Suggerirei di mostrare l'immagine senza leggere immediatamente la filastrocca per poi chiedere:
“Secondo voi, quale regione rappresenta?”
I bambini devono osservare.
La forma della regione è trasformata in un personaggio o in un elemento fantastico: per esempio il Veneto diventa uno stegosauro su un monopattino e nella stessa illustrazione compare la gondola.
A quel punto si può giocare a:
Vedo → penso → cerco
“Vedo una gondola.”
“Penso che possa essere Venezia.”
“Cerco se Venezia è la città principale del Veneto.”
A questo punto è possibile spiegare il significato di CAPOLUOGO e andare alla ricerca dei capoluoghi delle varie regioni che nella filastrocca sono scritti con il colore verde.
Tutta questa attività è molto semplice, si tratta di un percorso ludico e interattivo pensato per avvicinare anche i più piccoli alla geografia attraverso l'esplorazione visiva, la curiosità e il gioco di squadra.
PER I PIU' GRANDI (in quinta)
Con questi alunni cambierei decisamente passo.
Qui la filastrocca può diventare un vero testo-stimolo per lo studio della regione.
Non darei ai bambini una scheda già pronta con tutte le informazioni da trovare.
Partirei invece dalla filastrocca e chiederei:
“Quante informazioni su questa regione sono nascoste qui dentro?”
Una parola può aprire una ricerca
Prendiamo, per esempio, l'Abruzzo.
La filastrocca parla della forma della regione e del suo capoluogo, L'Aquila, e poi introduce la Costa dei Trabocchi.
Da queste poche informazioni possiamo costruire una vera rete di domande:
L'Aquila → perché il capoluogo si chiama così?
Costa dei Trabocchi → che cosa sono i trabocchi?
Forma della regione → quali sono i confini dell'Abruzzo?
Costa → quale mare bagna la regione?
Paesaggio → che differenza c'è tra la costa e le zone montuose?
La filastrocca, quindi, non dà tutte le risposte.
Dà agli alunni un motivo per cercarle.
Un metodo semplice: dalla parola alla ricerca
Con una quinta proporrei di lavorare così.
PAROLA
Ogni gruppo riceve una o più parole-chiave ricavate dalla filastrocca.
DOMANDA
Il gruppo deve trasformare la parola in una domanda.
RICERCA
Si cercano informazioni utilizzando libro di testo, atlante, cartina, materiali forniti dall'insegnante o ricerca digitale.
SELEZIONE
Non tutto ciò che si trova è importante.
Gli alunni devono scegliere le informazioni davvero utili per rispondere alla domanda.
RESTITUZIONE
Ogni gruppo presenta ciò che ha scoperto e lo collega alla filastrocca di partenza.
In questo modo lo studio della regione comincia con un testo breve e giocoso, ma porta rapidamente verso competenze più complesse: leggere, comprendere, fare domande, cercare informazioni, selezionarle e collegarle.
ECCO ALCUNI ESEMPI PRATICI
Sei filastrocche, sei porte diverse
Per mostrare concretamente quanto possa essere ricco questo lavoro, sceglierei alcune regioni molto diverse tra loro.
Veneto: osservare la forma e scoprire Venezia
Il Veneto viene rappresentato come uno stegosauro su un monopattino, che poi lascia per salire in gondola e visitare Venezia; compaiono anche i canali, Arlecchino e il Carnevale.
Parole-chiave: Veneto, Venezia, gondola, canali, Arlecchino, Carnevale.
Possibile attività: mostrare prima l'illustrazione e chiedere ai bambini di trovare tutti gli indizi che permettono di identificare la regione.
Con i più piccoli: disegnare “il Veneto che non ti aspetti”.
In quinta: costruire una piccola rete di ricerca su Venezia, la laguna e le tradizioni del Carnevale.
Emilia-Romagna: partire da una maschera
Qui compare Sandrone, antica maschera modenese, e la sua forma richiama quella della regione. La filastrocca porta poi a Bologna e al Dottor Balanzone.
Parole-chiave: Sandrone, Modena, Bologna, Dottor Balanzone, maschere.
Questa potrebbe diventare un'attività interdisciplinare molto bella: partire dalla geografia per arrivare alla tradizione delle maschere e del teatro popolare.
Lazio: quando una parola strana diventa una ricerca
Il Lazio è associato al Nautilus del Capitano Nemo e porta immediatamente a Roma, capitale, il maritozzo e il Gianicolo.
Qui chiederei ai bambini di scegliere una sola parola che non conoscono, per poi invitarli a scoprirla.
Il risultato può essere una piccola scheda costruita dagli alunni, con una frase, un'immagine e una curiosità.
Abruzzo: la forma della regione diventa un animale
La filastrocca gioca sulla somiglianza tra la forma dell'Abruzzo e un'aquila, collegandola poi al capoluogo L'Aquila e alla Costa dei Trabocchi.
Qui lavorerei molto sull'illustrazione.
Che cosa vedo?
Quale parte appartiene alla regione vera e quale all'interpretazione fantastica proposta nel libro?
È un'occasione interessante per distinguere rappresentazione geografica e rappresentazione creativa.
Puglia: la regione diventa una gatta
La Puglia viene trasformata in gatta Nicolina, con il “tacco dello stivale”, Bari e il lungomare.
Per una classe prima o seconda si può partire semplicemente dalla forma.
“Perché questa regione viene chiamata il tacco dello stivale?”
Per una quinta la stessa domanda può aprire una ricerca sulla posizione geografica della Puglia, sulle coste e sulle principali città.
Sardegna: quando la regione diventa un animale marino
Gavino è un cavalluccio marino che prende la forma della Sardegna e vive nel suo mare; la filastrocca conduce poi a Cagliari, al pecorino e alle caratteristiche storiche e culturali dell'isola.
Qui proporrei una bellissima attività di osservazione:
“Che cosa cambia se guardiamo la Sardegna come una carta geografica e che cosa cambia se la guardiamo come un personaggio?”
È una domanda semplice, ma può generare un'interessante riflessione sul modo in cui un'immagine ci aiuta a ricordare un territorio.
E se ogni gruppo diventasse “esperto” di una regione?
Dopo aver lavorato tutti insieme su una prima filastrocca, si può dividere la classe in piccoli gruppi.
A ogni gruppo viene affidata una regione.
La consegna potrebbe essere:
“La vostra regione vi ha lasciato cinque indizi. Scoprite che cosa vogliono dire e raccontatelo agli altri.”
Ogni gruppo prepara una piccola pagina composta da:
La filastrocca
Le parole-chiave
Le domande nate
Le informazioni trovate
Un'immagine o un disegno
Una curiosità da raccontare alla classe
Perché trovo interessante questo modo di lavorare?
Perché permette di tenere insieme due cose che a scuola a volte rischiano di viaggiare separate:
ciò che il bambino porta con sé e ciò che la scuola deve aiutarlo a conoscere.
Un ricordo delle vacanze può diventare una località.
Una località può diventare una regione.
Una regione può diventare una parola.
Una parola può diventare una domanda.
E una domanda può diventare ricerca.
È questo, per me, il passaggio più interessante.
La filastrocca non serve a “rendere più carino” lo studio.
Serve a farlo cominciare da un punto diverso.
Da un'immagine, da una sorpresa, da una parola curiosa.
E quando il bambino ha voglia di sapere che cosa c'è dietro quella parola, il lavoro dell'insegnante diventa molto più semplice.
Che cosa serve?
Non molto.
Una carta geografica dell'Italia, le filastrocche, le illustrazioni, quaderni o cartelloni e, per le classi più grandi, le fonti necessarie per le ricerche.
I tempi possono essere adattati alla classe: da due o tre lezioni per un'attività circoscritta fino a un percorso più lungo, costruito poco alla volta durante le prime settimane di scuola.
Ed è proprio questa una delle ragioni per cui mi piace l'idea: non è una “unità” da seguire necessariamente dall'inizio alla fine.
Si può prendere una regione sola.
Si può partire da quelle visitate durante l'estate.
Si può seguire il programma di geografia.
Oppure si può lasciare che siano le domande dei bambini a decidere quale sarà la regione successiva.
La Filastroccheria come compagna di viaggio
Quando ho scritto le Filastrocche sulle regioni italiane ho immaginato proprio questo: non un elenco di informazioni da imparare, ma un'Italia capace di entrare nella fantasia dei bambini.
Per questo ogni regione ha il suo personaggio, la sua immagine, il suo piccolo gioco di associazioni. La Val d'Aosta, per esempio, arriva attraverso Sofia e le sue passioni per montagne, neve, sci e Gran Paradiso; il Piemonte attraverso un Pesce Roccia che lascia il mare e approda a Torino.
E le illustrazioni che accompagnano le filastrocche possono diventare, in classe, qualcosa di più di una semplice componente visiva.
Possono essere indizi.
Possono essere domande.
Possono diventare punti di partenza per raccontare, osservare, cercare e inventare.
E voi, da quale regione comincereste?
Forse proprio da quella che qualcuno dei vostri alunni ha visitato quest'estate.
Oppure da una regione che nessuno conosce ancora.
In fondo, per cominciare un viaggio non serve sempre preparare una valigia.
A volte basta aprire un libro.













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